Le tedesche al B&B (2° parte)

Le tedesche al B&B (2° parte)

12:01 ‐ Scritto da Sassari-in ‐ Categoria: Storie ed ospiti del Bed & Breakfast

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Figurarsi se a quell’ora, avevo voglia di spiegare alle due straniere gli scempi urbanistici di Sassari che, patti inconfessabili tra politicanti ( erano remoti i tempi in cui Sassari aveva dato i natali a statisti), bancari, ed avidi costruttori locali, avevano creato, stravolgendo e snaturando il tessuto socio-economico della città, in odio al centro storico. Piuttosto pensai che sarebbe stato il caso di farle passare di fronte al Duomo ed al palazzo del Sindaco per mostrare che ancora il bancomat in quei siti non era arrivato. Da Santa Maria, in un attimo arrivammo ai giardini, girammo a sinistra, poi a destra imbucando le viuzze che si snodano attorno all’Arcivescovado. Le due ospiti, guardavano con interesse le vie e gli incroci strettissimi che scorrevano ai nostri lati, mentre l’auto si immergeva nel centro storico in direzione del B&B Sassari-in. Improvvisamente ci trovammo di fronte la maestosità del Duomo che si ergeva imponente al chiarore della luna sassarese, disegnando vaste superfici di luci ed ombre, con la sua bellissima facciata che brillava per l’effetto dai fasci di luce dei riflettori e dei lampioni elettrici presenti nella piazza . Le due tedesche, a quella vista mostrarono
tutta la loro ammirazione con esclamazioni in tedesco, che, mi spiegarono in inglese, significavano bellissimo! Ero proprio soddisfatta, perchè finalmente potevo mostrare delle prospettive urbanistiche sassaresi caratteristiche ed intatte. Mi sarei fermata se non fosse stato che era tardi, quasi mezzanotte, ed io dovevo ancora sistemare le nuove ospiti nel B&B Sassari-in, oltre al fatto che esse dovevano ancora cenare. Invece non doveva andare così!
Ero giunta quasi a metà di piazza al Duomo, che mi venne la pessima idea di fermare l‘auto un attimo al lato delle gradinate del prospetto principale, per far ammirare alle due ragazze il porticato della Cattedrale, con le tre arcate che reggono le nicchie barocche, dove sono sistemate le statue dei santi turritani. Troppo tardi mi accorsi del gruppetto di giovani quasi appollaiati sul lato destro della scalinata che, appena fermai l’auto, volserò verso di noi i loro sguardi, incuriositi dall’improvvisa apparizione delle due valkirie gambe mozzafiato, le quali erano scese dall’auto con quegli short decisamente a tutta vista! Lascio alla vostra immaginazione quale esclamazione di stupore
tipicamente sassarese si sollevò dal gruppo, giungendo direttamente alle mie orecchie come una martellata su una lastra di vetro che va in briciole, e temendo che potesse succedere qualcosa di spiacevole, anche io tentai di uscire fuori dalla macchina per recuperare le due bellezze, che intanto avevano già salito i gradini iniziali della scalinata di San Nicola. Nella fretta, la mia scarpa era andata ad incastrarsi tra la frizione ed il freno, e rimasi sospesa tra il cruscotto e lo sportello della macchina, incapace di salvare le mie ospiti da chi sa quale violenza o stupro che poteva accadere sulla scalinata di una chiesa! Mi voltai, in quella situazione, ed attraverso i vetri dell’auto e
vidi che il gruppo dei maschi andava incontro alle due femmine con le mani tese, e quelle anziché scappare……se ne stavano là imbambolate come due barbagianni abbagliati dal sole! Io mi svincolai e seppur con un piede nudo, saltai fuori dalla macchina, girai intorno e mi diressi in tutta fretta verso di loro, con il telefonino in mano pronta a chiamare il 112. Ma ahimè mi resi subito conto che tra essi si era rapidamente formata un’intesa perché erano già alle strette di mano ed alle cordialità, pur senza parlare la stessa lingua!
Altro che respingimenti! Cercai di capire cosa cavolo stesse succedendo, ma a stopparmi fu proprio il ragazzotto sassarese più eccitato, venendomi incontro con la mano tesa, un bel sorriso stampato sul viso, e dicendo di chiamarsi Sistu! Lo sfacciato, senza darmi tempo, passò subito ad introdurre il resto della combriccola, incurante dei miei gesti di contrarietà alla piega che stavano prendendo gli eventi. Sentivo che la situazione cominciava a sfuggirmi. Le ospiti erano visibilmente divertite, ma io lo ero molto meno …
Questo soggetto, guarda caso, si chiamava proprio Sistu!
Alcuni del gruppo, iniziarono subito a fare i galletti: chi cercava di esprimersi in inglese-sassarese, chi in francese-sassarese, qualcuno che non parlava nessuna lingua, cercava di allungare le mani….., e Sistu manco a farlo apposta, sproloquiava in un tedesco, che evidentemente aveva imparato a quando faceva il cameriere a Bolzano!!! Intanto la ragazza che rispondeva al nome di Brigitte, intercalando i nomi Sistu e battorina ad espressioni tedesche, era tornata verso l’auto, ne aveva estratto un borsone e si era messa a frugarvi dentro, quindi ne tolse un pacchetto avvolto in carta colorata, e tenendolo in mano tornò da noi mostrandolo dal lato dell’etichetta bianca che riportava il nome Sistu, scritto col pennarello. Seguirono esclamazioni di gioia e di sorpresa, e mentre io facevo segni rivolti a Brigitte perché rimettesse tutto in macchina, e vi restasse, quella forse interpretando male i miei gesti, con un sorriso ammiccante consegnò il pacchetto a Sistu il quale lo afferrò, si staccò dal gruppo risalendo alcuni gradini, allargò le gambe gonfiò il torace ed atteggiandosi a Tarzan iniziò a battersi il petto con i pugni, e ad emettere ululati da zoo, subito imitato da altri. Accidenti! Pensai sentendomi
circondata non so più se da scimmie o esseri umani…, mentre Sistu, tornato più calmo, cominciò a svolgere la carta della scatola, per mostrarne a tutti il contenuto, come fanno i signori a Bolzano, disse. Allora tutti si fermarono con lo sguardo rivolto al pacchetto e ne segui un silenzio che fu interrotto dalla ragazza, che inconsapevole del mio sguardo feroce, aggiunse in inglese che quel regalo le era stato consegnato da Ernesto “battorina de” Berlino per portarlo a Sistu “de Tattari”. La ragazza sporgendosi nell’offerta del dono, mise in mostra i seni bianchi sino ai capezzoli marroncini che facevano capolino dalla camicetta scollata: sembravano due paste calde con la cappa bianca e ciliegina in cima. Peggio di così!
Profittai di quel momento di disattenzione per strappare il pacchetto a Sistu, e con la mano destra me lo nascosi dietro la schiena, mentre con la mano sinistra respingevo i suoi tentativi di riprenderselo, allora urlai:” adesso basta, voi non siete amici di Ernesto! Ed io non sono scema, e non vi permetto di continuare a prendere in giro queste mie ospiti; e tu”, continuai rivolto a quello del gruppo, piuttosto svelto con le mani,” perché non ci provi con me che te le taglio come fanno i mussulmani”. Evidentemente avevo evocato abbastanza bene l’immagine della scimitarra grondante di sangue di moninche (babbuini) , perché tutti si fermarono, e mentre si adocchiavano tra loro non sapendo cosa fare, io spinsi velocemente le mie due ospiti ed il borsone dentro la macchina, raggiunsi rapidamente il mio posto al volante, accesi il motore, ingranai la prima e col piede nudo spinsi a fondo l’acceleratore. Il motore andò su di giri facendo un rumore assordante che prese il sopravvento facendo sfumare gli schiamazzi della greffa, che intanto si era ripresa e sbracciavano e sbraitavano nella direzione della macchina che si allontanava. Di tutte quelle grida, ahimè, l’unica parola che riuscii a cogliere nella notte fu……… (
Caro ospite, cercala nell’ Enciclopedia TRECCANI alla definizione di=Residuo della macinazione e spremitura della canna da zucchero, dopo l’estrazione del succo!)

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