La miopia dell’attuale classe politica italiana

La miopia dell’attuale classe politica italiana

18:07 ‐ Scritto da Sassari-in ‐ Categoria: Generale

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“Gli storici del futuro”. Così inizia uno dei ritagli di giornale  che il l signor Pearson, un corpulento giornalista  scozzese ospite per qualche giorno del B&B Sassari-in, ha,   lasciato in camera insieme ad una copia del The Economist  e ad alcuni quotidiani inglesi. Mister Pearson, partendo mi disse che avrebbe  proseguito per Alghero, ultima tappa di un viaggio in Sardegna, programmato sulle orme ed alla scoperta degli itinerari già fatti nell’Isola dal banchiere inglese John Duncan Miller, che, per puro caso, aveva scoperto la Costa Smeralda . Il giornalista mi  raccontò, mentre degustava l’abbondante colazione del B&B Sassari-in, che quel banchiere, durante un suo viaggio in Sardegna nel 1961 per controllare l’andamento della lotta all’anofele, la zanzara della malaria, per conto della Banca Mondiale, ormeggiò casualmente il suo yacht a Cala di Volpe, restandone incantato. Così ebbe inizio la nascita non solo della costa smeralda ma credo anche  la rinascita autentica della Sardegna, trainata dal settore turistico che ben si integra con lo spirito di ospitalità presente nel DNA dei sardi, con l’offerta  prevalente di beni alimentari e prodotti raffinati dell’artigianato e dell’hostelleria locale ed altro ancora che seppur a macchie di leopardo comincia ad intravedersi nel panorama sardo. Si meravigliava Sir Person. Orgoglioso scozzese, della quasi totale assenza di criticità  del popolo sardo verso l’Italia, le sue istituzioni centralizzate ed il sistema disincentivante dei trasporti nell’area del Meditarraneo sardo, in mano a terzi.

L’articolo  che riporto integralmente come l’ho trovato, era firmato dal sig. Roberto Orsi, ( London School of Economics) e ritengo mio dovere renderlo pubblico. Mi chiedo, insieme al giornalista scozzese,  perché noi sardi, che non abbiamo partecipato ad alcuna delle decisioni politiche che di seguito si riportano, dovremmo subirne le catastrofiche conseguenze presunte, senza che nessuno “alzi la mano” ?!

“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzo mondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà”..

L’AGONIA DEL SETTORE PORTANTE-  “Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse, economico del Paese, come ad esempio hanno fatto la Gran Bretagna ed altri, e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa ed i recenti incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza, l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa”.

CHI SONO I RESPONSABILI?

- “L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento ( sia le Regioni )a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi, (non lo sostiene solo Orsi ma anche qualche politico illuminato, puntualmente emarginato dai talk show “ La voce del padrone”). L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia”.

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